Quante volte hai utilizzato la parola “Disturbo” nei vari ambiti della tua vita?
Quante volte hai percepito il possibile nascere di un disagio?

Magari entrando nell’ufficio del titolare della azienda in cui lavori, del tuo responsabile di reparto, da una tua vicina di casa, negli uffici di polizia urbana, negli uffici che forniscono utenze domestiche… ovunque tu riconosca un luogo dove pensi che la tua presenza possa infastidire chi dovrebbe ascoltarti.

 

Se ti è capitato almeno una volta, di pensare di sapere in anticipo cosa una persona possa provare, sappi che dovresti accertarti, prima di improvvisarti veggente.
Considera che quella del “Disturbare” è solo una delle sensazioni che il tuo interlocutore potrebbe provare.
Ci potrebbe essere la Sorpresa (di vedere qualcuno), la Paura (di aver spaventato), la Gioia (per il look magari strano con cui ci siamo presentati), la Rabbia (per aver interrotto) ecc.. ecc…

Perché allora utilizzi preventivamente “Disturbo?”
Perché, realmente, è rivolta a te.

La sensazione è quella che provi verso te stesso quando ti senti poco sicuro nel vivere quella nuova situazione. Ti senti a disagio perché percepisci un dislivello nel rapporto che si sta creando, insicuro e impreparato tu, autorevole o autoritario il tuo interlocutore. Ed il luogo in cui sei non ti aiuta affatto, non essendoti familiare.

 

Per cui, che fare per cambiare questo comportamento?
Cambia il dialogo con te stesso.

Usa altri termini che siano più vicini alla realtà e meno limitanti per la  tua persona. Dato che non sei sicuro di che effetto fai quando entri in un luogo nuovo, fai questo: sorridi.
E dopo aver dimostrato cortesia con il “buon giorno, buon pomeriggio o buona sera”, continua con “permesso” o “posso” o “vorrei una informazione “ o “ sono qui per …” .

Questo nuovo atteggiamento da molto più rispetto alla tua persona, ti aiuta ad empatizzare meglio con gli altri e, quindi, meglio accettato.

 

Con Affetto,

Il Tuo Life Coach
Roberto

Articolo nato dall’incontro con Lorena (Inveruno)