È una credenza molto forte e molto resistente da eliminare quella che ci da l’illusione di essere al centro e di poter influenzare a nostro piacimento tutto quello che accade intorno a noi, di poter controllare il tutto e, per questo motivo, di essere importanti agli occhi degli altri.
Siamo convinti di sapere cosa è bene e cosa è male, cosa è giusto e cosa è ingiusto e di sapere come gli altri debbano comportarsi e come, per fare, vivere o pensare “bene”.
Pensiamo di saper giudicare in maniera corretta, di sapere cosa è necessario per la nostra famiglia, la comunità o la collettività, ed anche cosa non è a loro utile.
Pensiamo che i nostri gusti siano più precisi degli altri e che i nostri giudizi siano molto efficienti, quasi privi di errori, mentre quelli degli altri ne sono pieni.

Ed in questa convinzione di sapere e di esser nel giusto, ci aspettiamo che gli altri si accorgano di queste nostre eccellenti qualità e ricambino le nostre attenzioni dandoci l’importanza che meritiamo. Per ogni nostra azione ne aspettiamo una contraria, che ci piaccia, ci gratifichi e ci dia attenzione.

Questo però non succede sempre poiché ciò che ci viene ridato, a volte, non solo è poco ma addirittura si viene criticati pesantemente per ciò che siamo, pensiamo o abbiamo fatto, facendoci cadere in una profonda delusione. Ma essendo convinti delle nostre ragioni, ci riproviamo, ci riproviamo e ci riproviamo ancora, ricadendo poi in altre delusioni.
Tutto questo va avanti fino a quando la stanchezza e la delusione raggiungono il punto da immobilizzare i nostri futuri pensieri, fino ad arrivare ad accettare  passivamente e tristemente tutto quello che accade, sia intorno a noi che a noi stessi.

Se tutto questo modo di comportarci viene portato anche nel posto di lavoro, l’immobilismo cognitivo ed emotivo che ci raggiunge, insieme all’accettazione senza più reagire a tutto ciò che ci accade, diventano importanti alleati per chi decide di esercitare del mobbing su di noi.
Per ridurre tutto questo  bisogna togliere il pensiero distorto ed autolimitante che siamo al centro dell’ambiente e delle relazioni in cui viviamo e che lo influenziamo a nostro piacimento.

La verità è che tutti influenzano tutti e nessuno influenza nessuno. Tutti siamo importanti per gli altri e nessuno alla fine lo è.

Ognuno gioca la propria partita con le regole che meglio pensa giuste, alcune volte corrette, alcune volte scorrette. E tutti coloro che partecipano allo stesso gioco devono tenerlo presente, accettarlo e prepararsi a questo modo competitivo di vivere, a pensarlo “normale” come comportamento visto che in molti casi più che a collaborazioni si assiste a vere e proprie sfide nel lavoro. Quindi dobbiamo prepararci a ricevere dagli altri risposte o comportamenti che non ci piacciono, vivendo comunque la nostra vita lavorativa in maniera un po più serena.