Il mobber conta su due comportamenti quando vessa qualcuno:

  1. Spera in una risposta emotiva o comportamentale inadeguata, magari fatta in maniera maldestra o maleducata, meglio se piena di rabbia ed aggressività, in modo tale che la reazione venga notata da tutti, più del sopruso che fa subire.
  2. Spera che la risposta alla vessazione sia insicura o debole da parte del vessato, piena di sconforto, rassegnazione e delusione, in modo tale da avere la possibilità di continuare a far subire i soprusi alla sua vittima e con il tempo riuscire ad allontanarla dal luogo di lavoro.

Tutto questo fa capire che per togliere forza al mobber bisogna togliergli la speranza che le sue azioni possano rendere la persona succube.
Per farlo si tenga presente che maldestri, deboli o dediti alla fuga sono solo degli indicatori che segnalano che l’individuo vessato si trova in possesso di strumenti troppo deboli di difesa e di attacco oppure impreparato a gestire questo confronto.

Quindi che fare?
Per rafforzarsi bisogna innanzitutto imparare a conoscere e saper utilizzare meglio gli strumenti di cui si è dotati, considerando che se ne posseggono molti che funzionano perfettamente e che vanno solo valorizzati, altri invece cambiati.

Il primo strumento da considerare in assoluto é se stessi.
Capire ad esempio che tipo di risposta si dà durante e dopo un sopruso ( se si aggredisce, se si fugge, se si rimane in silenzio, se ci si colpevolizza….) serve a capire qual’è e il punto debole che partecipa a fare stare male e come poterlo migliorare. Si tenga presente che l’intensità del fastidio provato dipende anche da come ci si comporta, da come lo si vive e da quanto tempo ci si mette ad elaborarlo correttamente.
Interessante sarebbe se si facesse un elenco dei compartimenti autolimitanti o negativi che si mettono in atto quando si è mobbizzati per poi trovare una soluzione ad ognuno di essi.

Un altro strumento da conoscere meglio è quello dei “colleghi affidabili e quelli non”.
Imparare le tecniche per riconoscere la fedeltà, la menzogna, il cameratismo o la denigrazione che serpeggia nell’ombra aiuta ad evitare di rimanere delusi per aver interpretato male “l’amicizia” di qualcuno.

Capiti questi primi due strumenti è necessario aiutarsi facendo un elenco di tutti quelli che si pensa possano esser necessari affinare o migliorare, utilizzando per identificarli gli stati d’animo negativi che si provano, poiché essi dicono dove effettivamente riporre maggior attenzione.
Subito dopo bisogna informarsi e chiedere consigli su come cambiarli ed utilizzarli al meglio.
Si noteranno, dopo breve tempo, degli interessanti miglioramenti nell’ambito lavorativo.

Il Tuo Business Coach

Roberto

 

“Articolo tratto dal confronto con Michela (Como)